Potere della religione

Cosa e chi siamo senza religione? Non importa quale religione siamo, la cosa principale è che crediamo e crediamo insieme. Vivere secondo i canoni significa vivere nel modo giusto e trovare la propria strada nel nostro meraviglioso mondo

Religione nel mondo

Partiamo un po ‘dalle statistiche, il 32% della popolazione mondiale è cristiana, il 23% musulmano, il 15% indù, il 7% buddista.

Un’indagine demografica condotta dal Pew Research Center in oltre 230 stati e territori ha mostrato che circa 5,8 miliardi dei 6,9 miliardi di persone sulla terra si considerano credenti. Questo studio si è basato su un’analisi dei risultati di oltre 2.500 censimenti e indagini.

Circa 2,2 miliardi di persone (32% del numero totale dell’umanità) sono cristiani, 1,6 miliardi (rispettivamente, 23%) – Islam, 1 miliardo (15%) – Induismo, 500 milioni (7%) – Buddismo e 14 milioni ( 0,2%) – Ebraismo.

I musulmani costituiscono la maggioranza in 49 stati, in cui vive il 73% degli aderenti all’Islam nel mondo. C’è una maggioranza buddista in sette paesi (Bhutan, Birmania, Cambogia, Laos, Mongolia, Sri Lanka, Tailandia) – il 72% dei buddisti del mondo vive in loro.

Le “persone senza religione” sono la maggioranza in sei stati e territori (Cina, Repubblica Ceca, Estonia, Hong Kong, Giappone e Corea del Nord).

La religione “più giovane” al mondo è l’Islam: l’età media del musulmano medio è di 23 anni. L’indù medio ha 26 anni, un cristiano 30, una “persona senza religione” e un buddista 34 e un ebreo 36 anni.

buddismo

Il buddismo è una religione mondiale; quindi, rappresentanti di qualsiasi nazionalità possono diventare buddisti. Questa è una delle differenze radicali tra buddismo e induismo.

una religione nazionale assolutamente chiusa alla penetrazione dall’esterno. La struttura sociale della società indiana era formata da quattro proprietà, varna, – brahmana (sacerdoti e scienziati), kshatriya (guerrieri), vaisya (contadini e mercanti) e sudra (artigiani e impiegati). L’appartenenza a Varna era determinata esclusivamente dalla nascita, proprio come l’appartenenza all’induismo in generale.

Per diversi secoli, gli insegnamenti del Buddha furono trasmessi oralmente e nel I secolo a.C. e. era scritto su foglie di palma, che erano conservate in tre ceste. Da qui il nome del canone buddista – Tripitaka (“Tre canestri”). Nel buddismo ci sono diverse direzioni e molte scuole, ma tutti i buddisti sono uniti dalla fede nei “tre gioielli”: Buddha, dharma (gli insegnamenti del Buddha) e sangha (comunità monastica). Il rito di ingresso nella comunità buddista prevede la recitazione di una breve formula rituale con la menzione dei “tre gioielli”: “Vado sotto la protezione di Buddha, vado sotto la protezione del dharma, vado sotto la protezione del sangha. “

Il Buddismo postula l’esistenza di innumerevoli Budda “risvegliati” e Shakyamuni è il più famoso di loro. Tuttavia, nei testi buddisti si possono trovare i nomi dei suoi predecessori – ce ne sono da 7 a 28. Inoltre, in futuro è atteso un altro Buddha, Maitreya. … Ora, come credono i buddisti, il bodhisattva Maitreya risiede nei cieli di Tushita (cioè nel “Giardino della gioia”), e più tardi appare sulla terra, ottiene l’illuminazione, diventa un Buddha e inizia a predicare il “puro dharma”.

Ebraismo

Parlando di giudaismo, gli ebrei osservanti intendono, prima di tutto, la tradizione ebraica, nell’ambito della quale si riceve e si trasmette la knowledge of Do, che ha creato tutto ciò che esiste, del suo rapporto con leo persone, dello sc creazione , di come vivere e ciò che è richiesto da una persona. Questa tradizione (“Masorah”) ha la stessa età dell’umanità, cioè inizia con la creazione del mondo, 20 generazioni prima di Abramo, il primo ebreo, ed esistita continuamente fino ad oggi.

Fino all’esodo dall’Egitto, le fonti della tradizione ebraica erano la tradizione orale e le rivelazioni profetiche. Gli antenati del popolo ebraico osservarono la Torah prima che fosse data dall’Onnipotente e scritta da Moshe (Mosè). Nel 2448 dalla creazione del mondo (1312 a.C.), gli ebrei lasciarono l’Egitto e l’Onnipotente diede loro la Torah sul monte Sinai. Gli ebrei hanno ricevuto non solo la Torah scritta, ma anche quella orale. Da quel momento in poi, l’osservanza dei comandamenti cessò di essere volontaria e la responsabilità del popolo ebraico e requisito centrale del giudaismo.

Il giudaismo è spesso chiamato la “prima religione abramitica”, nel senso che il primo ebreo, Abramo, è l’antenato della “religione ebraica”, da cui in seguito emerse il crisesimo, così come ciò che l’Is include nella sua storia del profeta Abramo (Ibrahim). Si dice spesso che il giudaismo sia una delle religioni più antiche sopravvissute fino ad oggi, e certamente la più antica di tutte le religioni monoteiste. Significa che durante il tempo di Abramo, c’era un “consenso idolatra” nel mondo, ma Abramo e i suoi seguaci aderivano a visioni completamente diverse rispetto a chiunque altro intorno: predicavano la fede nell’Unico Dio, Creatore di tutte le le cose.

 

Definire il giudaismo una religione non è del tutto corretto, poiché la base del giudaismo è la conoscenza, non la fede. Dal punto di vista del giudaismo, la fede inizia dove finisce la conoscenza. Il fatto che Do ha scatenato 10 esecuzioni contro l’Egitto, ha portato gli ebrei fuori da lì, ha aperto loro il Monte Sinai e ha dato la Torah, perché gli ebrei non è una questione di fede – questa è conoscenza, poiché tutto il popolo ha visto i miracoli che hanno avuto posto e testimoniato su di loro.

Nuovi siti di scommesse sempre più diffusi in Italia: ma scommettere è un peccato per i Cristiani? Cosa dice la Bibbia a riguardo?

gambling

I siti di scommesse in Italia rappresentano un sistema estremamente ramificato e diversificato che muove importanti cifre di denaro ed è in rapida evoluzione. Il cattolicesimo ha preso più volte posizione sull’argomento ma molti credenti nel nostro paese e nel mondo continuano a porre questioni di fede che non sono di facile risposta. Per farlo la Bibbia è uno strumento utile per darci delle chiare indicazioni. Ma prima delle guide morali, partiamo dai numeri del gioco in Italia.

Gli Ultimi Movimenti del Mondo delle Scommesse Online

Nell’ultimo triennio per cui sono disponibili i dati ufficiali del Ministero, cioè 2017-19, le abitudini dei giocatori si sono spostate per circa il 30% verso il gioco online. I nuovi siti di scommesse e le forme di gioco tradizionale generano un gettito per l’erario che parte dalla cifra capogiro di circa 110 mld il fatturato che si convertono in 11 miliardi di acquisizioni. Per i soli canali di vendita in rete solo nel 2019 si calcola siano stati giocati sui circuiti legali almeno di 36mld. In attesa dei dati 2020, è prevedibile che la pandemia e la concorrente chiusura delle sale da gioco fisiche potrebbe solo aver accelerato questa transizione che ad oggi, sia dai numeri che da sondaggi di settore, appare una situazione consolidata.

Nello stesso periodo abbiamo constatato la chiusura di numerose sale da gioco fisiche. Un andamento favorito dalla sempre maggiore facilità con cui è possibile accedere online ai nuovi siti di scommesse, e per le strategie di mercato aggressive di alcuni operatori che puntano a trattenere soprattutto in rete i loro giocatori abituali. Già isolato dalla pandemia, chi gioca è portato a vivere l’esperienza di gioco in crescente isolamento e ad essere tentato continuamente dall’accesso ad aree di gioco virtuali tramite smartphone. Anche se nella percezione comune i veri ludopatici tendono ad essere sovrastimanti, a differenza di quanto comunemente si afferma, la dipendenza non sembra colpire solo chi vive una situazione di marginalità, ma la diffusione di pubblicità digitale insieme all’aumento del tempo passato online oggi permette di raggiungere una platea mai vista prima.

Sale Tradizionali e Nuovi Giocatori. La Religione Come Deterrente

Sale da gioco e tabacchi non appena potranno riaprire al gioco in sicurezza dovranno fare i conti con un pubblico con abitudini cambiate dalle esperienze digitali. Un pubblico sempre più smaliziato dall’uso di applicazioni, bonus di benvenuto, scommesse live, ma al tempo stesso più isolato e meno propenso alla socializzazione. Se da un lato questo è un problema per gli esercenti fisici, lo è anche, e soprattutto, per chi ha continuato a giocare durante la pandemia. Davanti al rischio concreto derivante dall’isolamento che porta a un aumento della dipendenza, la questione della moralità del gioco rappresenta un forte deterrente per i cattolici credenti oggi ancora più del 66% della popolazione. Ciò insieme alla maggiore socialità nelle sale tradizionali potrebbe salvare il paese da una crisi di dipendenza. Ma su quali basi fa leva la chiesa per affrontare il problema? Con quali argomenti il cattolicesimo può persuadere i suoi fedeli?

La Denuncia Dall’alto e le Ragioni del Dissenso sul Gioco

La posizione forte da cui parte la massima rappresentanza del mondo cattolico è l’idolatria. Nella Bibbia, la creazione e adorazione delle false divinità è considerata idolatria ed il dio denaro, soprattutto quello ricercato ossessivamente dai giocatori d’azzardo, ricade nella definizione. In diverse occasioni negli ultimi anni il Vaticano assume una posizione di uniforme condanna nei confronti del sistema dell’azzardo, non distinguendo tra i nuovi siti di scommesse e le tradizionali sale gioco. Frequente è anche l’associazione del gioco alla finanza speculativa – una certa finanza – che contribuiscono ad osannare la “dea fortuna” che diventa un vero e proprio “surrogato della vita eterna”.  

Le Basi Bibliche

I riferimenti biblici da cui partono le affermazioni delle massime cariche ecclesiastiche originano diffusamente dal primo testo sacro, come anche dai Vangeli. In Timoteo, si ricorda di stare lontani dall’amore per il denaro, mentre nei Proverbi si consiglia di diffidare da chi tenta di “arricchirsi velocemente”. Il paradigma per eccellenza che rappresenta le remore del cattolicesimo è l’episodio biblico delle tavole della legge. Il popolo in fuga dall’Egitto sentendosi abbandonato dalle leggi della divinità monoteista, elegge a suo idolo proprio un vitello d’oro, metafora molto prossima al “dio denaro” di oggi. E chissà che questa immagine tanto forte non sia quella che generi ancora la convinzione che chi si sente abbandonato dalla parola divina si dedichi alla ricerca del denaro. Ma quali sono i possibili dilemmi morali che si trova ad affrontare un giocatore oggi?

Le Questioni di Fede dei Giocatori

Come rispondere a chi dice di giocare per dare ai poveri? E di chi si avvicina al gioco per uscire da una situazione di marginalità? A questi due, come ad altri interrogativi, la chiesa basa le sue risposte sulla carità cristiana, ma soprattutto sui testi sacri.

Il Vangelo di Matteo richiama espressamente la dea fortuna, usando la parola Mammona: “Nessuno può servire due padroni… Voi non potete servire Dio e Mammona”. Confermando le origini testuali di quanto affermato oggi dal messaggio apostolico. L’ipotesi di poter seguire contemporaneamente carità e denaro è quindi esplicitamente esclusa per i credenti. Per uno strano contrappasso, chi vince e sostiene di voler fare opere di carità, in realtà dopo pochi anni si trova nuovamente in una situazione di necessità. Nei Proverbi, infatti si fa richiamo espressamente al denaro ottenuto in breve tempo che diminuisce rapidamente, mentre solo per chi l’accumula a poco a poco può sperare di aumentarlo.

Infine, per chi sposa poi il proverbio mondano de “il silenzio a volte vale più di mille parole” potrebbe notare che nei testi sacri non si parla mai di gioco d’azzardo. Questo benché ci siano degli episodi in cui si fa riferimento alla casualità. Tra gli Apostoli, ad esempio, nel momento in cui decidono chi sostituirà tra loro Giuda questi tirano a sorte. Mai, tuttavia, viene menzionato il gioco che porti alle vincite in denaro, né tantomeno c’è alcuna traccia di gioco di sorte rappresentato come forma di svago accettabile per chi segua la parola di Dio. Cosa da cui i giocatori potrebbero trarre utile indicazione.

LA RELIGIONE COME RISPOSTA ALLE DOMANDE SULLA NATURA

Ecco dove, come e perché sono nate le grandi religioni della Terra.
I primi membri della nostra specie capirono che ciò che facevano – dalla caccia alla ricerca di un riparo – non dipendeva interamente da loro molti secoli fa, quando la scrittura non esisteva ancora e l’Homo Sapiens cominciava a muovere i suoi passi nel mondo: qualcosa che era al di là della loro influenza. Gli uomini preistorici cercarono allora di dare un volto a questo mistero. Non è necessario cercare il diagramma delle religioni del mondo. Così, forse, sono nate le religioni.

Perché il fulmine colpisce la terra durante un temporale? Perché ci sono stagioni calde e fredde? Come scorre un fiume? Certo, basta dare un’occhiata al diagramma delle religioni mondiali. Tutte queste domande, che oggi chiederemmo a un professore di scienze, non ebbero risposta all’epoca e i nostri antenati finirono per attribuire tutti questi fenomeni inspiegabili all’azione di entità divine.

I primi segni che attestano l’esistenza di un sentimento religioso risalgono al Paleolitico superiore (36.000-10.000 anni fa), quando gli uomini iniziarono a seppellire i morti e a decorare le loro tombe con ossa e terra colorata (l’ocra rossa rappresentava il sangue).

In realtà l’idea di seppellire (mettere sotto terra) i cadaveri era dettata dalla necessità di non infettare i vivi con le esalazioni dovute al processo di decomposizione del corpo, ma alla necessità pratica si associò subito una componente religiosa e spirituale.

RELIGIONI ANTICHE: SUMERI, EGIZI, GRECI

Con il passare del tempo, le società umane divennero più complesse e così anche i culti e le religioni cambiarono, passando da fenomeni naturali divinizzati (Es; il “dio del cielo”) a vere e proprie divinità ben identificate, con storie e caratteristiche diverse in base al loro “potere”.

I Sumeri (4500 a.C.)

Nel quarto millennio a.C., la prima metropoli della storia si sviluppò nella Mesopotamia meridionale: Uruk. Intorno al 3200 – 3000 a.C., questa città sumera era uno dei più grandi insediamenti del mondo, e la società sumera sviluppò una delle prime religioni politeiste – cioè che prevedeva l’esistenza di più divinità – del mondo antico.

La divinità più importante era Ninhursag, la creatrice: secondo il mito, modellò i primi sette uomini e le prime sette donne dall’argilla (o creta).

Dal bacino mesopotamico, miti, credenze e tradizioni si diffusero in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, cambiando a seconda delle culture e delle società in cui si radicavano.

Gli Egiziani (3300 a.C.)

Fu poi la volta dell’Egitto e delle sue divinità a metà strada tra uomini e animali. Gli egiziani dovevano infatti la loro prosperità al Nilo e a tutte le forme di vita che vivevano nelle sue vicinanze; era quindi facile prendere esseri dalle forme note come l’ibis o il coccodrillo come “punto di partenza” della propria religione.

Le divinità più famose erano però Ra, il dio del sole, e Osiride, la divinità dell’aldilà. Gli Egizi infatti riservavano grande importanza alla vita dopo la morte (le mummie ne sono una chiara testimonianza) e attorno agli Inferi si sviluppò un culto particolarmente raffinato.

Secondo la tradizione, dopo la morte le anime dei mortali venivano sottoposte a un giudizio per decretarne il destino: le anime buone sarebbero entrate nell’aldilà, mentre quelle cattive venivano date in pasto ai coccodrilli. Per conoscere la bontà di un’anima, il dio Anubi – un uomo con la testa di sciacallo – metteva il cuore del defunto su una bilancia. Se questo cuore era più leggero di una piuma, significava che il mortale aveva uno spirito leggero e libero dai peccati, e quindi poteva godere della beatitudine eterna.

I Greci (1000 a.C.)

In Occidente, la religione più famosa dell’antichità fu senza dubbio quella dei Greci, che gettarono le basi del pensiero occidentale.

Anche i greci erano politeisti e le loro divinità erano antropomorfe: gli dei greci infatti erano uomini e donne (molti di loro con un brutto carattere) che però godevano dell’immortalità e di poteri sconfinati. La maggior parte di questi esseri soprannaturali vivevano sul monte Olimpo ed erano governati da Zeus, il padre degli dei, e da Era, sua moglie (LEGGI ANCHE: Alla scoperta degli Olimpi).

Quando la supremazia greca dovette far posto al potere di Roma, gli antichi romani fecero propri – cambiandone il nome – gli dei dell’Olimpo.

Considerazioni Su Dio E L’Uomo

L’idea invece che lo sputo sia salutare per guarire dalle malattie affiora persino nel Nuovo Testamento, come per esempio nel passo di Marco 8,23 dove Gesù pone la saliva sugli occhi del cieco di Betsàida per ridargli la vista. Testo sacro del mazdeismo — Il vegetarianesimo orfico significava perciò il rifiuto del sacrificio cruento e della situazione da esso sottintesa: come gli dei, gli orfici non mangiavano carne per rivendicare a sé una natura simile alla divina; rifiutando la carne, rifiutavano il “mondano” in vista di una salvezza sovramondana. Tuttavia, porre in relazione la sessualità all’idea di sacro, crea oggi uno scomodo paradosso per molte persone. Per tale motivo gli orfici rifiutavano il sacrificio cruento prescritto dalla tradizione greca ma offrivano agli dei solo vegetali. Anche dal Satyricon di Petronio, scritto sotto il principato di Nerone e quindi risalente agli anni Sessanta del I secolo, emergono riferimenti a quanto fosse familiare l’astrologia ai cittadini dell’Urbe e dell’Impero: «Dalla volta del soffitto pendeva una lucerna a due becchi che recava anch’essa la stessa iscrizione e, fissate ad entrambi gli stipiti della porta, vi erano due tavolette delle quali l’una, se ben ricordo, portava l’iscrizione seguente: «il 30 ed il 31 dicembre il nostro Gaio cena fuori casa», mentre sull’altra erano disegnati il corso della luna ed i sette pianeti; borchie differenti contrassegnavano i giorni fasti e quelli nefasti» (21) e non si risparmia una sardonica parodia degli stereotipi legati ai segni zodiacali, nella celebre sequenza di portate gastronomiche che a questi fanno riferimento (libro XXX). C., dalla metopa del tesoro delfico dei Sicioni alla ceramica attica, Orfeo appare con la veste lunga del citaredo o con chitone alle ginocchia, mentre suona alla presenza degli Argonauti, di animali o dei Traci estatici. Diverse versioni narrano della sua morte; secondo una delle più comuni, sarebbe stato ucciso e fatto a pezzi dalle donne tracie; secondo un’altra variante, sarebbe stato fulminato da Zeus per aver svelato i segreti degli dei. Per esso mi rifarò subito all’autorità di San Giovanni della Croce che, da vero maestro, asserisce: l’esperienza mistica è una “conoscenza amorosa” (“la contemplacion es ciencia de amor” “es notizia infusa de Dios amorosa”), infusa da Dio, che nello stesso tempo illumina l’anima e l’infiamma d’amore. La prima è quando l’anima sente vicino Dio, la seconda quando non lo sente. Gli dei inferi, ammaliati dal suo canto, gli permettono di condur via Euridice, a patto che egli non la guardi prima di essere tornato sulla terra. Secondo loro, infatti, il sacrificio cruento ribadiva la subordinazione della condizione umana a quella divina: sacrificando agli dei, e quindi mangiando la carne dei sacrifici, gli uomini riconoscevano la loro mortalità, mentre agli dei, a cui saliva solo il fumo sacrificale, non mangiavano e quindi erano immortali. In alcuni vasi a figure rosse è ritratto seminudo e sanguinante mentre sta per essere ucciso dalle baccanti. Più precisamente mentre nella religione tradizionale l’uomo non appariva neppure valutabile come realtà, e la sua natura mortale lo distingueva nettamente dagli dei, nell’orfismo l’umanità è portatrice di profondi valori religiosi ed ha una natura indistinguibile da quella divina. A tutto ciò consegue il rovesciamento dei valori tradizionali che per certi aspetti rende l’orfismo molto simile al cristianesimo: la vera vita è la morte, il corpo è la tomba dell’anima. L’orfismo si diffuse ampiamente in Grecia a partire da IV secolo a. La trasmissione orale e scritta dell’Avesta ha subito un forte deterioramento dopo la conquista araba e l’islamizzazione dell’Iran, fino al secolo scorso, quando si è avuto l’intervento dell’erudizione scientifica; essa ha cercato di sanare la corruzione dei testi attraverso un lento e difficile lavoro di recupero filologico. Da terre come la Siria, la Persia, la Palestina e soprattutto l’Egitto si riversò progressivamente nei confini dell’Impero e nella stessa Roma un flusso migratorio e culturale come osserverà nel I secolo Giovenale: «È un pezzo che l’Oronte di Siria è venuto a sfociare nel Tevere, portando con sé lingua, costumi, flautisti e corde oblique, tamburi esotici e ragazze costrette a prostituirsi nel circo» (satira III). Per il cristianesimo l’uomo trova il senso del proprio esistere nel rapporto con Dio.

Induismo

Al centro della cultura e della religione musulmana ci sono i “Cinque pilastri dell’Islam” – cinque rituali obbligatori sacri per ogni seguace della religione:

  1. Shahada o “dichiarazione di fede”. Da un punto di vista secolare, questa è una frase tradotta in russo come “Rendo testimonianza che non c’è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta”. Per un credente, questa frase significa un’accettazione interiore della fede. Affinché una persona diventi musulmana, è sufficiente che dica questa frase ad alta voce. Puoi vedere Shahadah in arabo all’interno di qualsiasi moschea o, ad esempio, sulla bandiera dell’Arabia Saudita.

  2. Namaz – cinque preghiere quotidiane. Ogni musulmano devoto dovrebbe leggere le preghiere cinque volte al giorno. Nei paesi islamici, tutti i negozi e ristoranti sono chiusi per questo periodo, e prima dell’inizio di ogni preghiera, l ‘”azan” – una chiamata alla preghiera suona dai minareti di tutte le moschee. Il tempo della preghiera dipende dalla posizione del sole: preghiera del mattino, mezzogiorno, sera, sera e notte.

  3. Ramadan: digiuno nel mese sacro. Il Ramadan dura 30 giorni e dipende dal calendario lunare. Durante il digiuno, i musulmani rifiutano cibo e acqua dall’alba al tramonto. Si mangia solo al mattino presto, prima del primo raggio di sole, e in tarda serata, quando il sole è scomparso dietro l’orizzonte.

  4. Zakat è una tassa musulmana a favore dei poveri e dei bisognosi. Viene pagata una volta all’anno e l’importo dell’imposta dipende dal reddito del credente.

  5. Hajj – pellegrinaggio alla Mecca. Ogni musulmano dovrebbe visitare la Mecca almeno una volta nella vita, una città sacra all’Islam.

I dogmi dell’Islam sono governati dalla Sharia, un insieme di regole musulmane. Nei paesi in cui l’Islam è la religione di stato, la Sharia agisce al posto delle leggi civili o insieme ad esse. Negli stati secolari, i musulmani stessi cercano di aderire alle norme della Sharia.

Le regole della Sharia si basano sul Corano, il libro sacro dei musulmani. La maggior parte dei credenti si attiene alle norme principali, i cinque pilastri. Leggono preghiere, pagano tasse religiose, visitano la Mecca.

Islam

INDUISMO, la principale religione dell’India e una delle religioni del mondo. L’induismo ha avuto origine nel subcontinente indiano, con oltre il 90% dei circa 500 milioni di persone di religione che vivono nella Repubblica dell’India, che occupa la maggior parte del subcontinente. Esistono comunità indù anche in Bangladesh, Sri Lanka, Kenya, Sud Africa, Trinidad e Tobago e Guyana.

L’induismo comprende un’ampia varietà di credenze e pratiche. La tolleranza con cui l’induismo tratta la diversità delle forme religiose è forse unica tra le religioni del mondo. Nell’induismo non esiste una gerarchia ecclesiastica o un’autorità suprema; è una religione completamente decentralizzata. A differenza del cristianesimo o dell’Islam, l’induismo non aveva un proprio fondatore, i cui insegnamenti sarebbero stati diffusi dai seguaci. La maggior parte dei fondamenti dell’induismo furono formulati al tempo di Cristo, ma le radici di questa religione sono ancora più antiche; alcuni degli dei venerati oggi dagli indù furono adorati dai loro antenati quasi 4.000 anni fa. L’induismo si sviluppò costantemente, assorbendo e interpretando a modo suo le credenze e i rituali dei diversi popoli con cui veniva a contatto.

I libri sacri degli indù contengono diverse descrizioni dell’origine e della struttura dell’universo. Secondo una teoria, all’inizio, il dio-demiurgo Brahma ha formato il mondo dalla materia primaria. Secondo un altro, il mondo sembrava pronto da un embrione d’oro. Secondo il terzo, tutto nel mondo è creato dall’essenza dello spirito universale, Brahman. Fisicamente, l’Universo ha la forma di un uovo ed è diviso in 14 regioni, dove la Terra è la settima dall’alto.

L’universo esiste nel tempo ciclico. Ogni evento è già accaduto una volta, si ripeterà in futuro. Questa teoria riguarda non solo la serie di reincarnazioni di una singola persona, ma anche la storia della società, la vita degli dei e l’evoluzione dell’intero cosmo.

Cristianesimo

L’editto dell’imperatore romano Teodosio I il Grande ebbe conseguenze di vasta portata per l’Europa: questo manifesto sulla fede servì come base per la fusione della religione giudaico-cristiana con la cultura greco-romana.

Fino al Concilio di Nicea, convocato nel 325, i cristiani dell’Impero Romano furono perseguitati: le loro proprietà furono portate via, le chiese furono date alle fiamme. La persecuzione si intensificò soprattutto sotto l’imperatore Diocleziano (circa 245-316). Diocleziano voleva far rivivere le antiche tradizioni pagane e trasformarle in una sorta di religione di stato. Tuttavia, la sua politica anti-cristiana si è rivelata insostenibile. Fu posto fine da Costantino I (circa 285-337), che divenne imperatore dopo Diocleziano.

L’Impero Romano aveva un esercito ben organizzato e un meccanismo di governo ben funzionante. Lo spazio economico comune forniva un livello di benessere dignitoso. I diritti civili concessi a tutti gli abitanti dell’impero hanno contribuito a rafforzare la coesione della popolazione. Non c’era unità solo sulla questione della religione.

Per porre fine alla lunga disputa religiosa tra il vescovo Alessandro e il presbitero Ario, l’imperatore Costantino invitò i sacerdoti cristiani il 19 giugno 325 al Concilio di Nicea (ora Iznik, un insediamento in Turchia, nelle vicinanze di Istanbul).

Lo scopo del Concilio, per il quale arrivarono 318 vescovi, così come molti anziani e diaconi, non era affatto quello di elevare il cristianesimo al rango di religione di stato, ma di risolvere le differenze religiose per stabilizzare l’Impero Romano.

Il Concilio, che divenne il primo Concilio ecumenico della Chiesa cristiana, durò più di due mesi. Dopo un lungo dibattito, l’imperatore Costantino I si schierò dalla parte del vescovo Alessandro e dei suoi associati. Il Concilio ha proclamato la divinità dello Spirito Santo e la sua uguaglianza con il Padre e il Figlio. L’arianesimo è stato condannato. Con l’istituzione delle principali dottrine del cristianesimo e la firma della formula per la denominazione cristiana (il cosiddetto Credo niceno), la persecuzione dei cristiani si fermò.